Lecce, una storia, un amore

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Lecce, una storia, un amore

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Dice una mia amica che Lecce per scoprirla davvero bisogna guardarla con il naso all’insù. Le stradine, piazza Duomo, Santa Croce. Poi alzi lo sguardo ed ecco che trovi busti scolpiti nella pietra leccese, le arcate che chiudono il prospetto del Convento dei Teatini, buffi volti apotropaici che si affacciano da eleganti balconi, edicole votive dove nessuno se le aspetta. 

Era una sera di aprile quando la mia amica Lisa mi ha rivelato questo piccolo segreto e da allora quando mi trovo a Lecce cammino sempre guardando un po’ su e un po’ giù. È così che oggi camminando su Via Ferdinando D’Aragona, per intenderci quella che tutti conoscono come ‘via dei pub’, mi sono imbattuta in un volto di donna.

Non una madonna, non una santa, ma il volto di una giovane fanciulla, scolpito e posto sull’angolo di un palazzo del centro storico. È così che mi sono imbattuta in una storia che conoscono davvero in pochi.

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centro storico di Lecce

Una storia d’amore

Vito aveva diciassette anni e pochi spiccioli in tasca, li guadagnava facendo il garzone nella bottega di un ciabattino. Un giorno d’aprile mentre camminava per il centro incrociò lo sguardo di una ragazza, bella come solo i fiori di primavera sanno essere.

Sottobraccio con la madre passeggiava per il centro storico, proteggendo il suo sorriso con un grazioso ombrellino. Si erano guardati, trattenendo ancora un po’ gli sguardi prima che fossero costretti a posarli altrove.

Si erano visti tante volte, perché le loro case si trovavano a pochi metri l’una dall’altra, su via Ferdinando d’Aragona. Si erano visti tante volte ma quel giorno si erano guardati per la prima volta.

Lui e i suoi pochi soldi non potevano mai sperare di avvicinarsi a quella ragazza, figlia di uno dei più ricchi commercianti di città. L’amava in silenzio, sapendo di essere amato a sua volta.

Vito la sera iniziò ad accendere un lume davanti alla finestra e aspettava che dalla finestra poco distante comparisse il profilo di lei, rischiarato da un altro lume. Nel buio della notte si guardavano senza vedersi, prodigi che solo l’amore sa fare.

Un giorno il padre della ragazza fermo Vito e gli intimò di stare lontano da sua figlia, non si sa chi gliel’avesse detto, non si sa se da solo si accorse di quelle candele che parlavano ogni sera.

“Non posso perché l’amo” risposero entrambi davanti alle minacce dell’uomo. Lui fece quello che non si dovrebbe mai fare, provò a fermare l’amore murando la finestra della ragazza. Cerco per lei uno dei migliori partiti di Lecce e la promise in sposa.

La trovarono davanti alla finestra senza più luce, davanti all’ultima candela accesa. Aveva scelto di togliersi la vita per non sposare un uomo che non amava.

Passarono due anni e i pochi spiccioli di Vito diventarono un  gruzzolo consistente, servivano per commissionare un’opera a mesciu Gonzalu, che aveva a Lecce una bottega da scalpellino.

Il maestro aveva provato in molti modi a dissuadere il giovane, i soldi erano tanti e l’impresa era rischiosa ma niente smosse Vito.

Una mattina Lecce si sveglio e all’angolo di Via Ferdinando d’Aragona comparve un piccolo volto di ragazza scolpito nella pietra, lo sguardo triste, diretto verso la finestra di Vito.

Tutti sapevano chi era stato ma nessuno disse nulla.

“A che serve? – gli aveva chiesto mesciu Gonzalunon la riporterà comunque in vita”.

“Serve agli altri per ricordare cos’è successo, serve a me per continuare a guardarla dalla finestra davanti alla luce di una candela.”

E Vito ogni sera ha continuato ad affacciarsi alla finestra per cercare lo sguardo della sua amata.

Così, fino alla fine dei suoi giorni.

Dio benedica il Salento

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