Cosma e Damiano: Ugento si prepara a celebrare i Santi Medici

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Cosma e Damiano: Ugento si prepara a celebrare i Santi Medici

santi medici

I Romani usavano prepararsi già in questi giorni per la festa della dea Meditrina, divinità propiziatrice della medicina e della guarigione dei malati. Forte era il culto ad Ugento per Castore e Polluce, i due Dioscuri, simbolo di prodigio, forza e coraggio.

Forse sono queste le basi ancestrali quando, con l’avvento del Cristianesimo in tutto l’Impero Romano , il culto di questi Santi anargiri (cioè “nemici del denaro”, in quanto compivano la loro opera miracolosa senza pretendere compenso), cioè dei Santi Medici Cosma e Damiano, getta il proprio seme nel cuore del popolo ugentino.
Di loro sappiamo che nacquero nell’Oriente Cristiano, ad Egea, nel III secolo d. C.
Orfani di padre, ricevettero educazione cristiana dalla madre Teodota.
Un manoscritto anonimo del XIV secolo, stampato a Napoli nel 1857, ce li porta come letterati e “ultimamente l’arte della medicina piuttosto dallo Spirito Santo che dalla umana industria appararono”. Cosma e Damiano cominciano quindi a guarire malati ed a sanare gli infermi non solo uomini, ma anche animali “per adempiere al sermone profetico che dice: Tu Signore farai sani gl’uomini e i giumenti”. La loro attività non sfugge al prefetto Lisia, che li porto dinanzi al tribunale di Egea. Lì furono condannati a morte mediante annegamento, per apostasia e rinnegamento delle virtù e della religione romana. Ma gli angeli pensarono a sciogliere le catene, ed essi furono miracolosamente salvi dal braccio mortale del mare. Lisia, allora, li fece crocifiggere e lapidare: le pietre rimbalzarono sui corpi dei carnefici e della gente empia, che era andata ad assistere al terribile supplizio. Così come pure le frecce degli arcieri mandati a trafiggerli, ricaddero su coloro che le avevano scoccate. il prefetto romano decise altrimenti: decollazione e decapitazione.

Il loro culto si diffuse in tutto l’Oriente, per giungere poi qui in Occidente.

Nella prima metà del ‘500 si hanno attestazioni del culto in Ugento, grazie ad un affresco nella cappella della Madonna di Costantinopoli – del 1480- che faceva parte del quattrocentesco convento di S. Maria della Pietà, oggi sede del Museo Archeologico. Le testimonianze documentali, invece della presenza di un Santuario in Ugento le abbiamo in archivio solo a partire dal 1760: complice la cesura storica dell’agosto del 1537, quando i Turchi irruppero in Città, danneggiando Cattedrale, Castello e distruggendo gran parte dell’archivio vescovile. Per quanto riguarda la sua architettura essa subì variazioni e trasformazioni: si menziona il Santuario come vicino alla cappella di San Nicola, nel Borgo Antico, quest’ultima riedificata per volontà di donna Vittoria Piscitelli, moglie del conte Pandone, signore del feudo di Ugento, ed un altro del 1760 – riportato in un iscrizione a destra dell’ingresso principale del Santuario – da parte del canonico Angelo Puzzelli.
Il Santuario è stato meta di pellegrinaggio e luogo di devozione: esso si trova sulla via Salentina, antica diramazione della via Traiana, strada romana che collegava Brindisi al Capo di Leuca, e luogo di transito verso la Basilica Pontificia di S. Maria di Leuca. Molteplici le testimonianze di fede e di miracoli, ottenuti dai devoti per intercessione, tanto che fu necessario ridedificare ex novo, più che restaurare, nella metà del ‘700, il Santuario: a memoria d’uomo è attestato che negli anni ’30 del Novecento in una abitazione lungo via SS. Medici all’angolo di via Salentina fu rinvenuto un rudere, molto probabilmente una cappella sotterranea, con all’interno alcuni dipinti sacri. Forse si trattava della preesistente cappella intitolata ai Santi, o della cappella dedicata a San Nicola – che viene menzionata come “vicina” ai Santi Medici in alcuni atti notarili settecenteschi -. Le trasformazioni si susseguirono nei decenni successivi, sino alla attuale sistemazione interna ed esterna, che risale alla seconda metà dell’800.
Il Santuario all’interno è abbastanza semplice, ma non disadorno: conta un unica navata e due altari, il principale dedicato a Cosma e Damiano, con un dipinto del XIX secolo, donato dalla famiglia Gigli (di cui alla base è riportato lo stemma, con le iniziali “G” ed “M” del canonico Mario Gigli, che lo commissionò). Sono poi presenti una tela, del XVII secolo, ed un altare minore intitolati a Santa Lucia. Nel Santuario sono inoltre presenti una statua in cartapesta dei primi del ‘900, realizzata dall’artista leccese Giuseppe Manzo ed un altra, di autore ignoto, che raffigura il Cristo Risorto.
I due busti in legno, raffiguranti invece i Santi Medici, e realizzati ad Ortisei (BZ), sono del 1966 e furono donati dalla famiglia Corsano. Degni di menzione tra gli arredi sacri due reliquari: uno con sola lamina in argento, contenente una reliquia di Santa Lucia; l’altro interamente in argento, risalente al 1822, in cui è custodita una reliquia di ciascuno dei SS. Medici. Si termina con un ottocentesco ostensorio, dai tratti stilistici “barocchi” e con lo sportello del tabernacolo, sempre in argento e datato 1876. Sempre della seconda metà dell’800 risulta essere una lampada pensile, posta sulla parete a sinistra dell’altare maggiore, e donata dalla famiglia Corvaglia.

La festa dei SS. Medici è un connotato caratterizzante l’identità ugentina.

Forse uno dei pochi momenti in cui il popolo ugentino si sente effettivamente tale. Meraviglia l’imponente organizzazione e i lunghi giorni di festa, caratterizzati da spettacoli musicali, pirotecnici, luminarie e mercati oltreché da una rinomanta fiera del bestiame, menzionata negli archivi del Dopoguerra come una delle principali di Terra d’Otranto. Si racconta che grande era la devozione anche degli abitanti dei comuni del basso Salento, che soggiornavano ad Ugento per tutta la durata della festa…molti addirittura, non trovando sistemazione adeguata, dormivano sul sagrato del Santuario o in sistemazioni piuttosto spartane, poste in essere dal Capitolo della Cattedrale piuttosto che dalla Confraternita, intitolata appunto ai Santi Martiri anargiri. Il fasto, l’importanza e l’elevazione a Santuario di una piccola chiesetta che si trova nel Borgo Antico della Città fanno sembrare che la stessa sia la festa dei Santi patroni. Così non è: il patrono di Ugento e della Diocesi intera è invece San Vincenzo da Huesca…della cui statua marmorea e della cui storia vi parleremo in un secondo momento.

Per ora, che festa sia! Viva Ugento! Viva i Santi Medici!

Angelo Minenna
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