Oggi, sulle orme delle tabacchine

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Oggi, sulle orme delle tabacchine

tabacchine in pausa pranzo

Tra le rughe delle mani s’infilava sinuosa e sottile la terra rossa, secca e polverosa come solo l’estate la sa rendere. Era quella stessa terra in cui cresceva il tabacco e il sole era lo stesso che essiccava le foglie, disposte sulle file dei talari.

Le mani che lo raccoglievano erano quelle dei bambini ma anche quelle dei più grandi, di intere famiglie che avevano trovato nel tabacco una nuova fonte di sostentamento.

Nel Salento per secoli il motore trainante è stato l’agricoltura, basata sul latifondo, sulla coltivazione di ulivi e viti e necessaria per mantenere i rapporti di potere delle famiglie nobili, sempre a discapito degli umili.

La situazione si cambia con la spartizione delle terre che permette alle famiglie di iniziare a coltivare il tabacco in autonomia.

Il tabacco è una pianta potente e misteriosa, sbarcata in Italia in seguito alla conquista dell’America. Nella sua lunga storia il tabacco è stato amato e perseguitato a fasi alterne, fin quando nel ‘Novecento si è capito che le foglie di tabacco potevano essere essiccate al sole ed infine fumate. Con la seconda guerra mondiale le richieste di sigarette, e quindi di tabacco, aumentarono a dismisura, le richiedevano i soldati dal fronte e le coltivavano le donne rimaste a casa.

Il tabacco ha rappresentato per le famiglie contadine del Salento una fonte di reddito sicura e autonoma. Con il passare degli anni si iniziarono ad aprire i primi magazzini, cioè i primi stabilimenti dove il tabacco veniva lavorato e trasformato in sigarette. La situazione è iniziata a peggiorare quando il tabacco venne sottoposto al controllo del monopolio di stato. Il tabacco iniziò ad essere controllato prima filaro per filaro e poi pianta per pianta, non doveva sfuggire neanche una foglia. Le coltivatrici poi durante il periodo di lavorazione diventavano tabacchine, venivano assunte nei magazzini e lavoravano il prodotto che loro stesse avevano realizzato.

Anche qui i controlli erano eccessivi e scrupolosi e le lavoratrici venivano perquisite quando arrivavano e quando andavano via. La lavorazione del tabacco aumentò il divario tra ricchi e poveri. I concessionari chiedevano alle lavoratrici ritmi serrati, in gruppi ristretti, questo favoriva i controlli sulla produzione. Era obbligatorio il silenzio e chi non lo rispettava veniva mandato a casa perdendo la giornata di lavoro. Anche chi non arrivava prima del suono della campana restava fuori dal magazzino.

La lavorazione del tabacco era stagionale, le donne percepivano lo stipendio in base alle giornate in cui avevano lavorato.

Nel 1945 in Salento scoppiò una protesta di contadini e tabacchine che chiedevano aumento dei salari e terre. A Taurisano i contadini ad aderire furono pochi ma le tabacchine riuscirono a mettere in piedi uno sciopero compatto ed organizzato.

Cantando bandiera rossa e sventolando il tricolore, centinaia di donne scesero per le strade, dirette verso i magazzini del tabacco. A quel tempo in questo paese dell’entroterra ce n’erano diversi, i più importanti erano quelli della famiglia Lopez y Royo, duchi che avevano tenuto il feudo di Taurisano per secoli.

I concessionari prontamente chiusero le porte dei magazzini ma le scioperanti riuscirono ad entrare e a far aggregare le altre tabacchine alla protesta. Il corteo sostenuto dalla Camera del Lavoro, chiedeva per le lavoratrici l’adeguamento dei salari al contratto di lavoro e diritti per le tabacchine con figli piccoli.

Nonostante la fiamma di questa protesta a Taurisano si è spenta presto, in seguito alle minacce dei concessionari, le lavoratrici riuscirono comunque ad ottenere i diritti che avevano richiesto. In altri paesi del Salento gli scioperi sono stati più accesi e prolungati e qualcuno ha pagato il prezzo con la sua vita.

La storia delle tabacchine è storia dei giorni nostri, delle nostre case e delle nostre famiglie eppure di queste donne si racconta poco. Per questo in occasione di Viculi – la sagra dei Futtimariti, che si tiene a Taurisano l’8 agosto, abbiamo scelto di collaborare con la gelateria “Dolce Arte” di Cutrofiano permettendo a chi verrà di assaggiare un gelato chiamato “fimmine”. La gelateria “Dolce Arte” ha ideato questo gusto di gelato artigianale proprio in onore alle tante tabacchine che hanno lavorato per il Salento ma non hanno voluto abbassare la testa. A loro è dedicato un gelato del gusto dolce ma deciso, un gelato che sa di cioccolato fondente mescolato al tabacco, di cui si sente il retrogusto.

Per noi oggi è particolarmente importante ricordare l’operato di queste donne coraggio, che sono nostre nonne e nostre concittadine a cui guardiamo con grande orgoglio.

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